USA ON THE ROAD 2017: SAN FRANCISCO

Comincio con questo articolo a raccontarvi un viaggio incredibile, programmato per quasi due anni: 23 giorni nell’ovest degli Stati Uniti, 5200 km percorsi, 4 stati, 3 grandi città, 3 parchi di divertimento e un numero imprecisato di National e State Parks. Un viaggio unico.

Questo l’itinerario:

  • 2 agosto: Trieste – Venezia
  • 3 agosto: Venezia – Londra – San Francisco
  • 4 agosto: San Francisco
  • 5 agosto: San Francisco
  • 6 agosto: San Francisco – Yosemite
  • 7 agosto: Yosemite – Tioga Road – Bodie – Bridgeport
  • 8 agosto: Bridgeport – Mono Lake – Mammoth Lakes – Death Valley
  • 9 agosto: Death Valley – Las Vegas
  • 10 agosto: Las Vegas – Zion
  • 11 agosto: Zion – Bryce
  • 12 agosto: Bryce – Capitol Reef
  • 13 agosto: Capitol Reef – Goblin Valley – Moab
  • 14 agosto: Dead Horse State Park – Canyonlands
  • 15 agosto: Arches – Muley Point – Moki Dugway – Monument Valley
  • 16 agosto: Monument Valley – Page – Antelope Canyon
  • 17 agosto: The Wave – Lake Powell – Horseshoe Bend – Grand Canyon
  • 18 agosto: Grand Canyon – Route 66 – Kingman
  • 19 agosto: Kingman – Oatman – Amboy – Barstow – Santa Monica
  • 20 agosto: Universal Studios Hollywood – Los Angeles
  • 21 agosto: Disneyland e California Adventure
  • 22 agosto: Disneyland e California Adventure
  • 23 agosto: Los Angeles e Santa Monica
  • 24 agosto: Los Angeles – Londra – Venezia – Trieste

Mercoledì 2 agosto – si parte!

Ci siamo, comincia questo viaggio così atteso, così aspettato, così desiderato.

Per il pernottamento prima della partenza da Venezia abbiamo scelto il B&B Villa ai Tigli, e soggiorniamo in una deliziosa camera country tutta legno e cuoricini rossi; ci dormiamo solo 5 ore scarse perché alle 4:45 la navetta è pronta per portarci in aeroporto – alle 7:45 primo volo per Londra! La camera del b&b è davvero carina, abbiamo anche tutto il necessario per farci una camomilla prima di dormire e per fare colazione la mattina.

Giovedì 3 Agosto – Venezia/Londra/San Francisco

La sveglia suona alle 4, la navetta del b&b ci porta in aeroporto e finalmente comincio a sentire aria di vacanza! Prima attesa lunghetta per il primo volo, e via a bordo! Volo tranquillo (non ci danno nulla da mangiare, devo dire che mi aspettavo un po’ di più da British Airways…), atterraggio così così per il vento, e attesa infinita (5 ore!!!) ad Heathrow per il volo per San Francisco. Nel terminal c’è un negozio dedicato ad Harry Potter, sta per aprire un ristorante di Gordon Ramsay, e noi per fare colazione/merenda scegliamo un sandwich da Starbucks. 

Dopo il volo infinito (ma almeno dormo 3/4 ore) arriviamo a SFO: immigrazione velocissima ma un’ora di attesa per le valigie (fortunatamente arrivate, stavolta ero convinta che ce le avessero perse!). Breve nota sull’Airbus A380 di British Airways… pensavo meglio! Avevo tanto voluto volare con questo “gigante dei cieli” ma alla fine la grandezza non si nota, e il servizio British non è stato all’altezza delle mie aspettative… hostess poco simpatiche, poco cibo e snack… ma almeno l’intrattenimento non era male.

Dopo aver recuperato le valigie, prendiamo il Supershuttle (primo approccio con San Francisco, le sue strade, le sue salite e discese…) fino all’hotel Red Coach Motor Lodge (ora è stato rinnovato e si chiama Best Western Red Coach Inn), ai margini della zona degli homeless. Nel 2017 l’hotel è quello che è, e si sarebbe rivelato il peggiore della vacanza: moquette macchiata, camera spartana, ma non potevamo trovare altro a un prezzo umano. San Francisco è carissima. Per fortuna, dalle ultime recensioni su Tripadvisor, sembra che l’hotel – dopo essere stato acquisito dalla catena Best Western – sia stato completamente rinnovato un paio di anni fa.

Dopo aver lasciato le valigie in hotel, e stando ben attenti a non sederci nemmeno un secondo sul letto per non cadere distrutti dalla stanchezza, usciamo per scoprire la città e purtroppo la prima impressione di San Francisco non è un granché: homeless letteralmente ovunque, città sporca, una sensazione generale di poca sicurezza. Tutto questo, unito alla stanchezza, mi fa andare in crisi. Non sappiamo da che parte muoverci, facciamo un pezzo a piedi verso Union Square, attraverso strade buie e piene di barboni e gente poco raccomandabile, senza sapere cosa fare… poi recuperiamo lucidità, compriamo i MUNI pass per i trasporti e torniamo in hotel (senza cena) con Uber (la nostra prima esperienza con Uber!). Speriamo domani vada meglio 🙂

Venerdì 4 Agosto – Alcatraz, Fisherman’s Wharf, Little Italy, Chinatown, Alamo Square

Io mi sveglio come al solito prestissimo per il fuso, e per fortuna stamattina vedo le cose da una prospettiva migliore. Cerco di essere positiva, non ho neanche dormito male e la camera alla fine non è malaccio (basta non camminare scalzi sulla moquette sporca! ). Ale dorme ancora (anzi russa!). Stamattina ci aspetta Alcatraz!

Come da previsioni, San Francisco con la luce del giorno e in zone più turistiche è molto meglio! Usciamo dall’hotel prestissimo (alle 7:00), prendiamo l’autobus 47 in direzione Fisherman’s Wharf e facciamo un primo giretto al Pier 39: molto carino, i negozietti e i locali sono quasi tutti chiusi ma c’è poca gente in giro quindi massima tranquillità. Gente che fa jogging, i primi turisti in giro e gabbiani ovunque. Molto bello! Inoltre, mentre in Italia oggi ci sono 42 gradi, qua siamo col giubbottino e nei locali ci sono le stufe fuori. 

Facciamo colazione in un simil-Starbucks (per me white chocolate mocha e brownie) e poi via verso l’Embarcadero. Traversata della baia per Alcatraz molto panoramica, e la visita è davvero interessante e fatta molto bene (dura 2 ore con audioguida). Incredibile come fossero piccole le celle; si può entrare in alcune e quelle di isolamento, completamente al buio, sono tremende. Dall’isola si gode di una bellissima vista sulla città e sul Golden Gate (senza nebbia! Peccato il tempo nuvoloso però); ci sono moltissimi cormorani e uccelli vari che hanno un odore fortissimo.

Dopo il rientro da Alcatraz, facciamo un giretto al Pier 39 e Fisherman’s Wharf, e ci fermiamo a mangiare la nostra prima clam chowder da Boudin Bakery (buonissima, anche se ho trovato la ciotola di pane un po’… insipida?). Dopo aver riposato un po’, finiamo di esplorare il Pier 39 e Fisherman’s Wharf: ci sono un sacco di locali e negozietti carini, tra cui un negozio solo per mancini ed uno che vende addobbi natalizi tutto l’anno. Ci spingiamo fino alla stazione di turnover del Cable Car (il tram al capolinea viene girato a mano su una piattaforma rotante) e a Ghirardelli Square. Poi, vista anche la pioggia, ci rifugiamo nel gratuito Musée Mécanique (davvero molto carino, con tantissimi giochi da luna park vintage, tutti funzionanti). Appena smesso di piovere, è il momento di far visita alle vere star del Pier 39, i leoni marini, troppo divertenti: hanno oltre 10 piattaforme di legno a loro disposizione ma niente, devono stare tutti ammassati solo su due, e passano la giornata a scazzarsi da una all’altra davanti ad un pubblico di turisti che, su una vera e propria gradinata di legno, fa inevitabilmente il tifo per l’una o per l’altra fazione. Mi avevano detto che puzzavano parecchio, ma trovo che siano molto più puzzolenti i cormorani e gli uccelli sull’isola di Alcatraz.

Sotto una fastidiosa pioggerellina comincia poi la nostra lunga camminata, in parte in salita, che ci porta a Washington Square e Little Italy, con il City Light Bookstore, dove hanno mosso i primi passi i poeti e scrittori della Beat Generation, e a Chinatown con la Golden Fortune Cookie Factory (la fabbrica dei biscottini della fortuna, che noi non acquistiamo e dove anche per fare una foto si deve pagare). Nello stesso vicoletto scoviamo anche una piccola tipografia cinese! Arrivati al fotografatissimo Dragons  Gate, la porta di ingresso a Chinatown, ci spingiamo poi fino ad Union Square (molto diversa con la luce del giorno), dove ci riposiamo piedi, schiena e testa da Burger King. Sono le 17, e finora abbiamo camminato 16km! Siamo cotti, piedi doloranti, e cerchiamo di riprenderci con dei chicken nuggets e una Pepsi di dimensioni illegali.

Con la pancia piena e i piedi riposati, prendiamo un autobus che ci porta ad Alamo Square: bellissime le Painted Ladies al tramonto! Esce il sole e ci regala un momento di felicità cristallina e delle foto bellissime. Mi riconcilio definitivamente con il mondo e con San Francisco, là sul prato verde davanti le Seven Sisters, con attorno la gente che si fa selfie e porta a spasso il cane.

Dopo un’oretta di foto salterine e selfie stupidini, riprendiamo l’autobus per andare di nuovo a Fisherman’s Wharf: cena veloce in un fast food (Hook&Cook), con una clam chowder rossa per me e fish&chips per Ale. Ci avanzano la pagnotta della zuppa e un po’ di patatine e arriva subito un homeless a chiederci se può prenderle lui… ovviamente gliele diamo ma ci fa molta tristezza. Non capisco come la città di San Francisco alla fine non faccia nulla – o non possa fare nulla – per risolvere un problema così conclamato come quello delle migliaia di homeless che hanno quasi colonizzato interi quartieri.

Sabato 5 Agosto – California Academy of Sciences, Golden Gate, Walt Disney Family Museum

Stamattina di nuovo sveglia presto e via al Golden Gate Park: nebbiolina e umidità alle stelle, arriviamo al parco che oltre a noi c’è solo un gruppo di cinesi che fa tai chi in un’atmosfera quasi surreale. Ci infiliamo – anche per scaldarci un po’ – alla California Academy of Sciences, un museo davvero molto bello, con uno stupendo acquario e una serra piena di farfalle. Mi colpisce particolarmente la zona dedicata ai terremoti, con la simulazione super realistica di un terremoto come quello che ha colpito San Francisco a inizi ‘900, in una stanza ricostruita ad hoc. Molto angosciante. Lasciamo invece perdere il Planetarium, per cui bisogna prendere un biglietto a parte e fare la fila. Il museo comunque ci è piaciuto molto, biglietto di ingresso un po’ caro, ma soldi ben spesi.

Dopo il museo, mentre il parco nel frattempo si è riempito ed è uscito anche un pallido sole, pranziamo con un hotdog (very american) prima di visitare il Japanese Tea Garden, per cui si paga un biglietto a parte di 8$. Riponevo grosse aspettative su questo angolo giapponese, e in parte non sono state deluse, anche se c’è veramente troppa, troppa gente per goderselo appieno e la tanto decantata tranquillità ovviamente se ne va a farsi benedire. C’è anche una ragazza gipsy – o qualcosa del genere – che fa una specie di servizio fotografico.

Prendiamo poi un altro autobus verso Presidio Park per vedere finalmente lui, il Golden Gate Bridge… arrivati in cima alla collina… nebbia sul ponte :-(((

Decidiamo di aspettare e veniamo premiati, esce il sole e la nebbia pian piano si alza un po’ liberando la vista del ponte, e possiamo così fare delle belle foto.

Altra scarpinata lungo il “lungobaia”, il molo e la zona di Cressy Field, dove la gente fa picnic molto attrezzati, i bambini giocano e i cani corrono, e sullo sfondo il Golden Gate. Altre 1000 foto.

Arriviamo così al Walt Disney Family Museum, una meta che non posso perdere (sono una disneyana) in un quartiere residenziale tranquillissimo: devo dire museo molto carino ma troppo caro per quello che offre, ma almeno vedo dal vivo gli Oscar presi da Walt e un bellissimo plastico di Disneyland, oltre a disegni originali e progetti. Prendiamo poi l’autobus fino a Ghirardelli Square, dove ci concediamo un hot brownie sundae da asporto, e ci facciamo un’ora e mezza di fila al gelo (ed è agosto!) per salire sul Cable Car al capolinea. Esperienza comunque carina anche se ci congeliamo. Ceniamo al Lori’s Diner con il primo cheeseburger di questa vacanza, in un ambiente anni ‘50.

Domenica 6 Agosto – Lombard Street

Ci svegliamo presto e lasciamo il “meraviglioso” hotel nella “meravigliosa” zona di San Francisco che ci ha ospitati per tre notti, facciamo il solito slalom tra gli homeless (organizzati in vere e proprie bidonvilles sui marciapiedi) e prendiamo l’autobus per l’agenzia Hertz vicino a Fisherman’s Wharf. L’ufficio di noleggio è piccolino, e ovviamente non possiamo scegliere la macchina (in agenzie così piccole non c’è molta scelta) e ci danno una VW Tiguan.

Comincia l’on the road!

Facciamo una breve deviazione per Lombard Street (con annessa sosta per fare le foto – compresa la foto salterina che sta diventando una tradizione di questo viaggio), che percorriamo in auto in discesa, e via verso Yosemite! Facciamo una sosta in un mega Walmart lungo la strada (adorooooo), per comprare il frigo di polistirolo e altri generi di primissima necessità (tipo una strana potato salad che già so finirà nell’immondizia…).

Appuntamento alla prossima tappa del nostro lunghissimo on the road… Yosemite!

3 pensieri su “USA ON THE ROAD 2017: SAN FRANCISCO

    1. giada_seisempreingiro

      Gli homeless sono sicuramente uno dei problemi più grossi di questa città: bisogna cercare di vedere oltre a ciò che San Francisco ha da offrire al di fuori dei quartieri dove questo problema è più evidente (Tenderloin in primis, ma anche la zona di Union Square, purtroppo).

      "Mi piace"

  1. Pingback: On the road nell’Ovest degli USA: la mia esperienza – USA Coast to Coast

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